Questo grande Polittico non nasce dal richiamo a modelli della storia dell'arte, ma dall'esigenza di dare forma visiva a un'idea: ogni essere umano è collegato agli altri, direttamente o indirettamente, attraverso la propria storia, passata e presente.
Le nostre vite si intrecciano mediante pensieri, emozioni ed esperienze condivise — talvolta in modo profondo e continuo, come nei legami familiari o di coppia; talvolta in modo fugace o episodico, come quando per strada chiediamo un’informazione a qualcuno che non incontreremo mai più; altre volte in forma mediata, quando figure lontane nello spazio o nel tempo, personaggi storici o appartenenti alla tv, entrano comunque nel nostro vissuto e contribuiscono a plasmarlo.
Anche senza contatto diretto, ogni incontro lascia tracce.
L'idea è quindi che, pur nella singolarità di ciascuno, l'umanità appare come un unico
grande Polittico: ciascuno dei 16 dipinti che compongono Domino è autonomo e compiuto in sé,
ma la sua scena prosegue nei dipinti vicini, componendo insieme un'unica visione.
Questa immagine allude a un futuro fondato sulla consapevolezza che nessuno, sebbene diverso,
è davvero separato: identità distinte, ma partecipi di una medesima anima collettiva.
In sintesi, Domino è la metafora della coscienza collettiva e invita chi lo osserva a riconoscersi in questo intreccio, dove identità personale e appartenenza universale si definiscono reciprocamente.
Le sezioni di questa pagina approfondiscono i diversi aspetti del progetto: la struttura del polittico, il percorso che ha portato alla sua realizzazione, le sedici tavole che lo compongono e le esposizioni in cui l’opera è stata presentata.
Sopra: DOMINO in sede espositiva.
DOMINO, un Polittico di 3 metri x 3 metri, composto da 16 dipinti olio su tela, 75x75 cm.
